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Chi vuole veramente la sostenibilità deve lavorare sulle infrastrutture: come?

Data pubblicazione: 27 ottobre 2022

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Un futuro più sostenibile deve necessariamente passare per un adeguamento delle infrastrutture. I governi sono già al lavoro: nel Vecchio Continente la Commissione Europea ha pubblicato, già nel 2018, il Piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile, che prevede un contributo determinante del settore finanziario con particolare attenzione agli investimenti infrastrutturali, aprendo nuove opportunità di investimento. Insomma, non è un caso se le infrastrutture sostenibili – specialmente quelle legate alla transizione energetica e alla digitalizzazione – sono diventate due dei principali megatrend di investimento nei prossimi anni


Cosa sono, esattamente, le infrastrutture? Sicuramente fanno parte di questa categoria le strade, gli ospedali, le scuole. Ma quando si parla di infrastrutture, si fa riferimento anche ad altro: linee di trasmissione, reti per la connettività, cavi e tubature che portano elettricità nelle nostre case. Insomma: “infrastruttura” è tutto ciò che serve a un sistema economico per poter funzionare e progredire.
Ecco perché, oggi, il tema delle infrastrutture non può prescindere da quello della sostenibilità: in un momento in cui economie, governi e settori industriali guardano con interesse sempre maggiore a tematiche quali la transizione energetica e la lotta al cambiamento climatico, gli investimenti in infrastrutture più “adeguate” dal punto di vista della sostenibilità risulta quanto mai cruciale.
Proprio di infrastrutture sostenibili si parla esplicitamente anche nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. In particolare, tema viene toccato da ben cinque dei 17 Sustainable Developments Goals:

• Goal 7: assicurare l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni;

• Goal 9: costruire infrastrutture resilienti e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile;

• Goal 11: rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili;

• Goal 12: garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo; promuovere la responsabilità ambientale e una maggiore consapevolezza delle problematiche ambientali;

Goal 13: adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le sue conseguenze.

Cosa stanno facendo le istituzioni

I governi, specialmente nei Paesi sviluppati, sono già al lavoro: come ricorda Aifi (Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) in un report di luglio 2021 dedicato agli investimenti infrastrutturali, nel Vecchio Continente la Commissione Europea ha pubblicato, già nel 2018, il Piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile, che prevede un contributo determinante del settore finanziario con particolare attenzione agli investimenti infrastrutturali, per il raggiungimento di tre obiettivi generali:

  • riorientare i flussi di capitale verso investimenti sostenibili al fine di realizzare una crescita sostenibile e inclusiva;
  • gestire i rischi finanziari derivanti dai cambiamenti climatici, l’esaurimento delle risorse, il degrado ambientale e le questioni sociali;
  • promuovere la trasparenza e la visione a lungo termine nelle attività economico-finanziarie.

Obiettivi che, concretamente, sono stati declinati in due normative, che stanno cambiando l’approccio degli operatori finanziari e i criteri di investimento in ottica più sostenibile:

• Tassonomia (Regolamento UE 852/2020), volto a creare un sistema di classificazione unificato a livello internazionale su quelle che possono essere considerate attività economiche eco-sostenibili dal punto di vista ambientale;

• SFDR (Regolamento UE 2088/2019), volto a ridurre le asimmetrie informative tra operatori finanziari sui temi di sostenibilità e sulle modalità d’integrazione dei rischi ESG nei processi decisionali di investimento.

Non solo. Nell’ambito del piano Next Generation Eu – varato nell’estate del 2020 per traghettare l’Europa fuori dalla crisi scaturita dalla pandemia di covid 19 – la Commissione europea, assieme alla Banca per gli investimenti e il Fondo per gli investimenti ha annunciato “InvestEu”, un programma volto a sostenere e favorire progetti di infrastrutture sostenibili, di ricerca, sviluppo e innovazione, per la transizione digitale, a supporto delle piccole e medie imprese, per promuovere le nuove competenze e l’inclusione sociale.


Il ruolo del settore privato

Affinché la transizione verso un’economia più sostenibile abbia successo però, gli investimenti nelle infrastrutture “di nuova generazione” non possono essere lasciati interamente sulle spalle del settore pubblico.
“Rimangono importanti lacune negli investimenti, soprattutto per quanto riguarda l’elettricità e le reti (in Europa si va dall’1,6% e 1,3% del PIL all’anno – rispettivamente – in Paesi come Spagna e Francia, fino allo 0,6% e 0,4% in Italia e Germania”, nota un report di Allianz sul tema. Gli investimenti pubblici possono fungere però da catalizzatore per una maggiore partecipazione privata, soprattutto nelle infrastrutture verdi. “Secondo le nostre stime, per un aumento di un punto percentuale degli investimenti pubblici, gli investimenti privati aumentano di 0,51 punti percentuali. E il “moltiplicatore” verde è ancora più grande”. Il tema dell’investimento privato è tutt’altro che secondario. Una maggiore partecipazione del settore privato alla pianificazione, costruzione e gestione delle infrastrutture può infatti contribuire a mitigare i vincoli del settore pubblico nel finanziare la transizione verde.
Certo, evidenzia il report, per mobilitare i finanziamenti a lungo termine sarà necessario creare un contesto normativo favorevole agli investimenti nelle infrastrutture verdi.


Infrastrutture più sostenibili

Insomma, la carne al fuoco è tanta e i progetti infrastrutturali stanno rapidamente crescendo. Non soltanto per numero, ma anche per dimensioni. Ma, proprio alla luce di quanto detto – nuovi obiettivi di sostenibilità e di abbandono delle fonti fossili di energia a favore delle rinnovabili – le infrastrutture che stanno prendendo forma oggi sono diverse da quelle del passato.
Per esempio, sono sempre più guidate dalla tecnologia e dall’energia pulita, anche grazie a una sempre maggiore consapevolezza dell’opinione pubblica riguardo alla necessità di contrastare i cambiamenti climatici. Per dirne una: occorreranno molti nuovi parchi eolici e solari per tradurre in realtà il progetto di ridurre a zero le emissioni nette di carbonio.


Investire nelle infrastrutture (con un occhio alla sostenibilità)

Dal punto di vista dell’investitore, le infrastrutture sono un tipo di investimento che offre rendimenti a lungo termine stabili, bassa volatilità e protezione dall’inflazione. Ma l’effetto più duraturo di un investimento in questa classe di attivi potrebbe derivare dal suo enorme potenziale come fonte di benefici ambientali e sociali. Senza considerare che la sostenibilità, oltre a fare bene al pianeta, fornisce anche una protezione ulteriore dai picchi di volatilità. Vedere per credere.

Il problema del cambiamento climatico, d’altra parte, è ormai impossibile da ignorare.
Negli ultimi anni, i fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti, associati proprio al cambiamento climatico, hanno provocato gravi disagi e danni economici, portando alla distruzione di habitat e biodiversità e alla perdita di vite umane. E qui le infrastrutture giocano un ruolo chiave. In occasione delle recenti inondazioni nel mondo (anche in Italia) – ricorda un ampio articolo della Global Listed Infrastructure Organization – “l’incapacità di effettuare previsioni, di pianificare efficacemente e di costruire infrastrutture resilienti ha aggravato i danni, lasciando decine di migliaia di persone senza
servizi telefonici e internet”.

Non è un esempio isolato, prosegue il report. Gli incendi in California, la siccità in Sud America e le ondate di calore in Asia hanno ulteriormente evidenziato i rischi legati al cambiamento climatico e al suo impatto sulle infrastrutture e sulle comunità.
Rischi che i proprietari di asset – (comprese le società infrastrutturali quotate in borsa), così come investitori e altri stakeholder non possono più ignorare.
Come intervenire? Costruendo infrastrutture adeguate – il report suggerisce per esempio di creare barriere naturali sulla riva del mare per limitare l’impatto delle inondazioni, o di progettare strutture di trasmissione elettrica in grado di respingere le raffiche di vento per ridurre il rischio di incendi. Certo, tutto questo richiederà probabilmente un cambio di mentalità, sia nel settore pubblico che in quello privato, nota ancora la Global Listed Infrastructure Organization. “Pianificazione a lungo termine e investimenti in strategie di mitigazione e di adattamento sono necessari e oggi possibili, grazie ai dati e alle competenze scientifiche che abbiamo a disposizione. Ma questo a sua volta potrebbe richiedere un cambiamento nel processo di valutazione degli investimenti. Investire solo per ottenere ritorni finanziari a breve termine, senza puntare sulla resilienza può andare a discapito dei rendimenti sul lungo termine. Un piano a breve termine poteva forse essere accettabile in passato, quando il clima era più stabile. Ma oggi più che mai, quando si investe in infrastrutture, occorre guardare al lungo periodo”.


Diversificazione e consulenza restano fondamentali

Secondo le stime del Global Infrastructure Hub, a livello globale gli investimenti in infrastrutture dovrebbero crescere del 43% tra il 2019 e il 2040. I motivi sono quelli già citati: maggiore sostenibilità come faro nell’adeguamento delle infrastrutture esistenti, ma soprattutto nella creazione delle nuove, per far fronte a una popolazione sempre più numerosa e urbanizzata, e sempre più collocabile – nelle economie emergenti asiatiche – nel ceto medio, che ha reddito e possibilità di spesa.
Bisogna quindi fare la differenza, migliorando la vita delle persone e al contempo contribuendo a preservare il pianeta e a ridurre l’impatto sul clima. Il periodo storico è senza dubbio sfidante, ma proprio per questo ricco di opportunità.
Va detto che quella delle infrastrutture è una asset class complessa, a cui non è consigliabile avvicinarsi in un’ottica di “investimento fai da te”. Tanto per cominciare, è fondamentale che i portafogli siano ben diversificati, e che la diversificazione avvenga tenendo conto dei diversi modi in cui i fattori macroeconomici influiscono su ciascun attivo infrastrutturale.
I rendimenti di questa asset class infatti, ricorda ancora Aifi, sono caratterizzati tendenzialmente da bassa correlazione con il ciclo economico, con le performance di borsa e con i rendimenti di altre asset class. Ma la correlazione è limitata anche tra i sotto-settori delle infrastrutture differenziati per ambito (Energia, Salute, Telco, ecc.), tecnologie/servizi adottati in ciascun ambito, fase del progetto e strumenti finanziari adottati.
Insomma, è necessario conoscere molto bene il settore. Per questo il consiglio è sempre quello di affidarsi a un consulente finanziario, in grado di costruire un portafoglio ben differenziato e bilanciato, oltre che in linea con gli obiettivi di lungo termine di ciascuno.

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